Bianca, una grande lettrice

Novant’anni, una lunga storia di vita e di letture che si intreccia con la sua storia personale e la storia di tutti noi.

Dedichiamo questa pagina alle voci e ai racconti delle storie di vita di lettori e lettrici, un viaggio nel tempo e nello spazio nell’esplorazione curiosa del mondo della lettura e con l’intervista ad una lettrice, Bianca, inauguriamo questo viaggio.

Una lettrice di lungo corso, potremmo definirla, con i suoi meravigliosi novant’anni appena compiuti, una lunga storia di vita e di letture che si intreccia con la sua storia personale e la storia di tutti noi.

Amore e passione per la lettura che ai suoi esordi si è dovuta adattare e farsi largo tra allarmi, bombardamenti, censure e mille altre difficoltà. Ma ascoltiamo le sue parole e cominciamo proprio dagli esordi che ci racconta così:

Sono stata una persona estremamente fortunata, perché in casa mia ho trovato il clima giusto per avvicinarmi alla lettura. In casa erano presenti gli strumenti necessari e in gran numero: tanti, tanti libri che però non mi sono mai stati imposti. Mio padre non era per niente un didatta, semplicemente ci procurava continuamente libri da leggere. I libri avevano una preminenza nella vita della famiglia, tanto è vero che quando c’è stata la guerra, quello che abbiamo messo in salvo portandole in cantina per timore di distruzione della casa sotto i bombardamenti, sono state le casse di libri, niente altro. I libri sono stati salvati e sono rimasti così tanto tempo in cantina da conservare sempre, e molto a lungo, un “odore di guerra”. Quindi fin da bambini (io e i miei fratelli) leggevamo sempre e molto volentieri, anzi con mia sorella ci mettevamo da parte quei pochi centesimi che potevamo ricevere, per correre a comprarci l’ultimo libro della collana “La biblioteca dei Ragazzi”. Con il libro in mano ci buttavamo sul pavimento per leggere insieme il più in fretta possibile il nuovo libro. Questo è uno dei più bei ricordi d’infanzia che ho”.

Una breve pausa e poi Bianca prosegue sul filo dei suoi lucidissimi ricordi di lettrice adolescente:

Nell’adolescenza abbiamo letto molto e libri di tutti i generi. A parte quelli che venivano chiusi da mio padre perché noi non potessimo raggiungerli, stavano quindi in un piccolo “Inferno” domestico, libri che non avremmo dovuto toccare prima di una certa età e che invece noi logicamente facevamo di tutto per raggiungere. I primi ricordi di lettura che ho sono stati quelli ma poi abbiamo continuato sempre ad essere interessati alla lettura”.

Noto che Bianca spesso parla al plurale e comprende nel noi i fratelli e soprattutto la sorella Anna, molto vicina per età con la quale ha avuto uno speciale rapporto di “sorellanza” autentica.

Le chiedo se nella sua vita ha avuto momenti, e quando, di “lettura calante” e mi racconta:

Il periodo in cui ho letto di meno è stata l’età più matura, in cui gli impegni e gli obblighi famigliari sono diventati tanto pressanti e continui da distogliermi dalla lettura e quell’epoca è stata un po’ più vuota [ndr: Bianca ha sei figli che tra loro hanno una differenza di due anni].

Però leggevo per e con i miei figli. Procuravo loro quello che pensavo potesse stimolarli e piacergli. La mia preoccupazione era che leggevano troppo poco rispetto a quello che era il mio desiderio. Poi però evidentemente hanno trovato loro stessi le loro personali strategie e coltivato i loro interessi perché hanno continuato da soli a leggere con piacere, credo. A quell’epoca però raccontavo anche storie e favole che inventavo e a volte inventavamo insieme. Forse quello è stato il tempo in cui ho più raccontato che non letto”

So che Bianca ha avuto una vita molto intensa dal punto di vista dell’impegno sociale e politico, proprio dagli anni Settanta in poi, le chiedo come è andata in quel tempo per la sua vita di lettrice e scopro che quello è stato il tempo di poche letture per piacere e molte per dovere e studio per informazione e conoscenza che però erano alla base per elaborazioni progettuali e costruzione di spazi collettivi di discussione.

Procediamo nel corso del tempo e così sono andate le cose:

C’è stata poi l’esperienza dell’età molto più adulta, quando con delle altre persone abbiamo costituito un gruppo di persone che, in collaborazione con la Biblioteca Civica, andava a leggere nelle scuole per e con i bambini. Questo è stato molto bello perché il tentativo di stimolare il desiderio, di fare assaggiare e gustare la lettura e il farlo con piacere e perché il piacere si trasmettesse, è stata come una sorta di travaso di quello che era stato il mio desiderio.

È stata un’esperienza che mi è piaciuta moltissimo con la coscienza dei miei limiti e consapevole delle competenze che forse non avevo. A volte penso che forse è stato un lavoro insufficiente, mutilato, ma mi è piaciuto molto e quello che mi riempiva di gioia era quando mi sembrava di riuscire a stimolare nei bambini, qualcosa che forse non avevano avuto da qualche altra parte. Un’esperienza per loro nuova e ricca di promesse. Poteva essere un’illusione, chiaramente, però è stata una speranza che mi ha dato molta forza e che penso qualcosa abbia lasciato”

Ora cerco di farmi raccontare come ha vissuto l’esperienza della lettura condivisa nei Gruppi di Lettura, che in qualche forma diversa ha sperimentato nella sua infanzia.

Poi è venuto il momento del Gruppo di Lettura della Biblioteca e questa è un’altra esperienza molto bella che ancora ho il piacere di continuare a vivere. Esperienza che fa parte del desiderio e del piacere per me del confronto. Mi sono resa conto che ogni lettore legge il suo libro a modo suo. In definitiva da questo confronto nel gruppo di lettura, ognuno ha visto nel libro in questione, qualcosa di personale che però ti apre nuovi orizzonti che magari tu non avevi mai esplorato. Ti metti nei panni di un altro con semplicità e anche un po’ di umiltà e ciascuno si apre all’altro senza nessuna presunzione di saperne di più e meglio. Questa esperienza mi piace moltissimo, mi arricchisce, mi dà certe volte il senso dei miei limiti e quindi ogni volta mi permette di capire meglio e di rendermi conto di quella che è la complessità di un’opera che forse io non ho completamente capito o esplorato fino in fondo. Ora che per molte ragioni, faccio più fatica ad affrontare le cose, il Gruppo di Lettura mi dà anche lo stimolo per affrontare quello che mi costerebbe molto di più intraprendere da sola. È uno stimolo vitale che mi è davvero prezioso.”

A questo punto parliamo di quali siano state, nei diversi momenti della sua vita di lettrice, le possibilità e o opportunità per procurarsi la materia prima cioè i libri:

Come ho già detto la famiglia per me è stata importante, sono stata molto fortunata. So che anche in molte situazioni in cui, per tanti e importanti motivi, non ci sono stimoli o non arriva nulla, le persone riescono a trovare la loro strada verso il piacere di leggere. Mi ricordo che, per dire quanto fosse importante il libro per noi, a Natale si aspettavano i regali e naturalmente ne aspettavamo sempre un gran numero, sempre più di quanti poi ne ricevessimo ovviamente. Ogni anno in fondo al letto, prima di aprire gli occhi cercavamo di soppesare con i piedi da sotto le coperte, quanti doni avevamo ricevuto. Un anno c’era un solo oggetto con un certo peso era un libro e ricordo ancora, era “Pinocchio”. Se lo ricordo così bene vuol dire che ero un po’ delusa perché era uno solo, ma il fatto che quell’unico fosse un libro, indica l’importanza che la mia famiglia e mio padre in modo particolare, dava ai libri. Parlo sempre di mio padre perché mia madre, poveretta, passava sempre per quella meno “colta” di papà, in parte lo era, era vero, ma d’altra parte era quella che sopportava tutte le fatiche materiali e tutte le preoccupazioni della vita quotidiana. Una delle sue frasi rivolte a mio padre che io ricordo era: “Enrico i ragazzi hanno bisogno di scarpe” “Ma io devo comprare libri” rispondeva mio padre e lei ribatteva sconsolata: “Enrì, non posso mettergli i libri al posto delle scarpe!”.

Solo quando siamo stati più grandi abbiamo capito fino in fondo la fatica che faceva mia madre a sopportare un marito troppo portato per la lettura”.

Ritorniamo per un attimo al tempo di guerra ed esploriamo meglio le letture di quel momento.

“In quel periodo non avevamo divertimenti di nessun genere quindi la lettura era un gran rifugio. Era l’epoca in cui leggevamo i grandi classici e mi ricordo, dopo la guerra, la sorpresa di poter leggere tutti quei libri che arrivavano dall’America. Prima la letteratura americana non la conoscevamo assolutamente, quindi quel nuovo mondo che si apriva rappresentava una esplorazione che ci meravigliava: linguaggi diversi, ambienti diversi, un’aria di libertà completamente nuova. Devo dire però che ancora prima, i libri che ci avevano dato sensazioni simili e ci erano piaciuti immensamente (parlo di me e mia sorella perché queste sensazioni le abbiamo vissute insieme, negli stessi momenti), erano quelli – li conservo ancora – di Karin Mikaelis, che è stata davvero un’autrice fondamentale: i quattro libri che mio padre ci comprò con le avventure di Bibi. Parlavano di un mondo totalmente nuovo e diverso rispetto a quello che conoscevamo che era limitato alle esperienze che avevamo vicino, delle cui limitazioni in tempo di fascismo faticavamo a renderci conto. Questa bambina, Bibi, che girava la Danimarca in bicicletta e come voleva, che viveva esperienze e avventure di tutti i generi con un senso di libertà che noi non avevamo assolutamente. Vivevamo le nostre limitazioni senza consapevolezza, erano vite, le nostre, concentrate sulle piccole esperienze di vita famigliare e basta. Invece ho imparato da Bibi tante cose, sul viaggio ad esempio, sul modo di viaggiare, di affrontare le situazioni e gli imprevisti. Libri che mi hanno aperto grandi e nuovi orizzonti.

Ricordo ancora che quando in un incontro pubblico ascoltai Francesca Lazzarato che diceva che tra le “ragazze” lettrici sia pur di diverse generazioni, si potevano definire due categorie: le lettrici di Bibi e le lettrici di Pippi. Due mondi femminili nuovi, aperti e per certi versi spiazzanti rispetto al passato.

Per me sono stati davvero libri importantissimi, li ho ancora e odorano ancora di “guerra”.

Chiedo a Bianca quali sono stati gli autori, oltre a quelli di cui ci ha parlato incontrati nell’infanzia e nella prima adolescenza, che ricorda particolarmente.

“Ricordo autori come Vittorini: il suo linguaggio così diverso dai classici a cui ero abituata fino a quel momento. Avevo affrontato i classici della letteratura russa e quindi il passaggio a questa letteratura moderna, così scarno essenziale mi colpiva. All’inizio non mi piaceva per niente perché ho fatto fatica ad immergermi e abituarmi ad una scrittura così diversa così asciutta. C’è voluto del tempo ma sono arrivata poi a capirla e ad apprezzarla.

Bisogna dire che la scuola non ci aveva aiutato per niente, non c’erano stati stimoli particolari alla lettura in quel tempo. Non solo. A scuola non c’era nessuno sforzo per farci capire come tutte le cose fossero collegate fra loro, come se ogni disciplina/materia non fosse in qualche modo connessa ad un’altra (filosofia e politica, vita sociale e scienza, ecc.) Che tutto si tiene e la vita è fatta di connessioni è stata una faticosa conquista personale. Arrivata all’ultimo anno di liceo c’è stata come un’illuminazione “sulla via di Damasco”, ma tutto questo non è arrivato dalla scuola, per lo meno nella mia esperienza. Questa è stata una cosa che ha limitato molto anche la mia comprensione di certi libri che ho letto e che non sono stata capace di interpretare come un’espressione di un mondo più vasto, elementi di un tutto. Questo lo considero un limite nella mia vita di lettrice. Se ripenso alla scuola solo un professore per la verità mi ha aperto uno spiraglio verso una più ampia apertura mentale: Mario Dal Prà. Certe volte è vero che basta un solo professore come si deve per cambiare il modo di vedere il mondo.

Da parte di altri: niente. Ogni materia viaggiava per conto suo senza connessioni con la storia o col mondo. Un limite che mi sono portata dietro a lungo e con il quale ho combattuto sempre”.

E com’è oggi per Bianca il suo rapporto con la lettura?

In questo momento la lettura è un modo per restare in contatto col mondo. Visto che ci sono limitazioni di movimento e quindi di partecipazione diretta, la lettura continua ad essere un’attività importantissima limitata purtroppo dal fatto che non riesco più a leggere a lungo. Adesso avrei tanto tanto tempo ma la debolezza della vista non sta dalla mia parte, non mi aiuta.

È un momento che mi riporta alla mente l’immagine di mio padre, negli ultimissimi momenti della sua vita, è morto molto vecchio, quando stava sulla sua poltrona mezzo addormentato ma con la mano sempre appoggiata ad un libro. Il libro appoggiato sul bracciolo della sua poltrona come se volesse rivendicare ancora questo possesso, questa proprietà del libro: ma ormai non leggeva più: era un lettore “nel desiderio”.

Se penso ai libri per me più importanti penso ai libri che mi hanno raccontato esperienze che ho fatto anch’io o a cui ho in qualche modo partecipato, i libri sul periodo della guerra, per esempio. Rivedere la propria esperienza attraverso altre persone che hanno vissuto gli stessi problemi o altri problemi nella stessa epoca. Ti rispecchi in quel che leggi, ti senti una testimone e anche una persona più vicina a chi scrive. L’esperienza della lettura non è solo un’esperienza “culturale” (nel senso di astratta o ipotetica) ma “vitale” per la tua storia mette in relazione la tua storia individuale e quella collettiva.”

Chiedo a Bianca se ha o no predilezione per qualche autore o qualche genere letterario.

Prediligo il libro romanzo e non mi piace molto la forma racconto che non mi soddisfa mai a pieno. Mi piacciono i libri introspettivi, sui sentimenti, che indagano i pensieri dei personaggi e non amo l’eccesso di descrizione. Direi che la descrizione mi piace quando serve a ricreare un’atmosfera psicologica, un ambiente, quando è necessaria, allora mi piace e non mi disturba, non la sopporto quando è fine a sé stessa.

Tra gli autori che amo posso citare Sciascia, mi è piaciuto anche molto Tabucchi e poi Hrabal, col suo linguaggio pirotecnico, ma non ho un autore preferito in assoluto. Se dovessi definirmi come lettrice, non saprei, mi sento spesso inadeguata, quasi non riuscissi mai in un libro a identificare qualcosa di definitivo e di importante ma devo dire che confrontarmi con altri lettori mi piace, mi conforta e mi aggiunge sempre qualcosa.”

Chiudo qui l’intervista a Bianca, un racconto della sua vita di lettrice appassionata, e non ho una “conclusione” adeguata, io sì mi sento inadeguata quindi, nello spirito di questa rubrica ogni lettore di queste righe può cogliere dalle sue parole qualcosa come cogliere un frutto maturo e gustoso.

5 commenti su “Bianca, una grande lettrice”

  1. Grazie per questa bella intervista che mi ha fatto conoscere una specie di anima gemella della lettura (anche coetanea) che mi ha richiamato tanti ricordi. Anche in casa mia c’erano parecchi libri perché mia madre in tempo di guerra ha rilevato da una libreria in fase di chiusura due intere collezioni di classici, una di letteratura italiana ed una di letteratura straniera da cui ho attinto per anni e che ancora conservo.
    Tuttavia io non ero così agevolata nella mia inclinazione alla lettura perché mia madre che ciò mi inducesse ad una vita troppo sedentaria. Ero quindi costretta ad un sacco di sotterfugi per nascondermi a leggere.

  2. Grazie Marilena, mentre leggevo sentivo la sua voce, vedevo Bianca che seduta davanti a me sorseggia un caffè con biscottino. L’avrò sempre nel cuore.
    Un abbraccio a tutti voi!

  3. Bella intervista grazie, ho avuto la fortuna di conoscere Bianca due anni fa, c’è stato da subito un feeling incredibile, come dire un affetto immediato, mi dispiace che ora non ci sia piu’ ma ringrazio il destino che mi ha fatto questo regalo, da lei ho appreso tanti valori. Grazie Bianca per la tua bellezza interiore ed eri bella anche fuori, la vita non dovrebbe finire, ma questo traguardo a cui sei arrivata con pienezza e’ l’ inizio di una eternita’.

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