Là dove osano i bibliotecari. Adolescenti, lettura, biblioteche


Ai margini di un intenso scambio di battute con due giovani frequentatrici della biblioteca nella quale lavoro, ho avuto sentore che intorno al binomio adolescenti/lettura si sia spesso scivolati in un atteggiamento a dir poco pregiudiziale: le ragazze e i ragazzi non leggono nonostante la proliferazione di iniziative di promozione e a dispetto di quanto richiesto, qualche volta con ostinata abnegazione,  nel perimetro delle aule scolastiche. Le mie interlocutrici sono qui invece a testimoniare l’insania di una passione dai natali incerti ma dalla virulenza che solo gli amori giovanili possiedono. Silvia e Benedetta transitano con una disinvoltura che mi affascina da Il conte di Montecristo a Niente, da Kill all enemies a Orgoglio e pregiudizio, sollecitandomi ad immaginare una segreta tessitura che lega Alexandre Dumas a Jeanne Teller passando per Jane Austen e Melvil Burgess.

A fare da controcanto a questo incedere libero e un poco rabdomantico, stanno le tante espressioni di insofferenza che trovo sui volti di chi mi allunga la “lista della spesa libraria”: Marco, Camilla, Luisa, Corrado, Matteo riempiono la borsa di provviste che non mangeranno mai perché considerate indigeste. I loro palati sono solleticati da altro.

Di fronte ad un terreno che presenta così tante variabili di pendenza mi sono spesso domandata quale ruolo possa e debba avere la biblioteca, se e come sia possibile giocare la mia professione, coniugando una forma di rispetto quasi sacrale per le scelte di lettura altrui con la responsabilità pedagogica che sento ogni volta che, da lettrice adulta, vengo interpellata da un adolescente.

Provo allora a mettere in fila due o tre indizi, incrociando rilevazioni statistiche con ricerche sul campo, confessioni inaspettate e dichiarazioni d’intenti, per mettere in circolo qualche idea sulla quale sarebbe fecondo avviare una discussione, magari proprio su questo sito.

Partiamo dai dati. Le ultime rilevazioni Istat individuano la quota più alta di lettori tra i ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 14 anni. Il 12,7% di loro può essere definito un lettore “forte” dal momento che legge almeno un libro al mese. L’ingresso nella scuola superiore sembra invece inaugurare un processo di disaffezione alla lettura, assunta come un improbo dovere istituzionale da assolvere frettolosamente e, spesso, con l’ausilio di qualche furberia scovata setacciando la rete.  Interpellati dagli adulti sulle proprie abitudini di lettura, capita di frequente che molti ragazzi rispondano laconicamente che la lettura “è roba da sfigati”, passatempo per i disadattati alla vita e per quelli che “stanno fuori dal giro”, un’incombenza da liquidare in pochi minuti per non rubare tempo e linfa alla vita. Viene allora da pensare che per molti ragazzi sia proprio la “lettura finalizzata” -al raggiungimento di un obiettivo, allo sviluppo di competenze linguistiche, al superamento di una prova, alla valutazione delle capacità di comprensione, sintesi e rielaborazione- a gettare un’ombra funesta sulla pratica del leggere. Ma, come testimoniano numerose esperienze sul campo, il rapporto che i ragazzi intrattengono con la lettura è complesso, sfaccettato, mutevole. Parafrasando il titolo di un noto romanzo, potremmo arrivare a dire che ha “la forma dell’acqua” e che nessuna statistica riuscirà mai a fotografare quel che si muove “sotto il banco”. In questa direzione si esprime anche Nicola Galli Laforest, anima dell’associazione Hamelin e docente presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna: “ci sono esempi di ostilità totale, diffusa e profonda, nei confronti della lettura, e tantissimi altri, invece, in cui c’è una sorprendente vicinanza al libro, una capacità di lettura, una quantità di pagine lette, una qualità del saper leggere e sapersi muovere in certi ambiti davvero incredibili, che costituiscono esperienze davvero spiazzanti e significative”[1].

I non-lettori, gli ex-lettori convivono allegramente con quanti, per fortuna familiare o per accidente, frequentano la lettura al di là di ogni logica performativa, facendosi carico anche di qualche fatica pur di sperimentarne la potenza.

Forse è qui che il bibliotecario, cui stanno a cuore la lettura e i ragazzi, può giocare una delle partite più affascinanti poiché è chiamato a favorire l’incontro con la lettura liberata o, in qualche caso fortunato, a farla accadere.


[1] Bambini, adolescenti e valore del libro – Seminario di studio Palazzo San Macuto, 29 gennaio 2008

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